Baratili nel tempo di V. Angius
Baratili nel tempo di V. Angius


Baratili nel tempo di V. Angius

BARATILI (del campidano di Sia-maggiore), villaggio del regno di Sardegna, nella provincia di Busachi, distretto di Tramazza, tappa (uffizio d'insinuazione) d'Oristano. Era compreso nell'antico dipartimento del campidano di Sia-maggiore del giudicato di Arborea.
Ripetesi la sua origine da due pecorai Seneghesi, i quali, come attesta l'antica tradizione, avendo qui costrutte le loro capanne, crebbero poi per numerosa prole: ignorasi l'epoca, che però pare molto remota dai nostri tempi.
È situato in pianura; le strade sono irregolari, e non selciate. Tiene al ponente Riòla in distanza d'un quarto d'ora; a levante Zeddiàni distante un'ora; a tramontana s. Vero-Milis distante ore due per istrada angolosa, per cagione del fiume e lago; Oristano distante ore tre.
Pochissimi sono che esercitino alcuna delle arti meccaniche di prima necessità. Per la tessitura delle tele di lino a solo uso domestico sono impiegati cento telai.
Vi è stabilito un consiglio di comunità, una giunta locale, una scuola normale frequentata da circa sette fanciulli.
La chiesa parrocchiale è dedicata al Salvatore, e governasi da un vicario con l'assistenza d'altro sacerdote, sotto la giurisdizione dell'arcivescovo d'Oristano. Le decime spettano al seminario Tridentino.
La principale solennità cade nel giorno della dedicazione della basilica del Salvatore addì 9 novembre. Vi è gran frequenza dai paesi vicini, e si corre il palio.
Il cimitero è contiguo alla chiesa da un lato, e alle abitazioni da altri due.
Si celebrano annualmente 5 matrimoni, nascono 15, muojono 8. Vivesi al cinquantesimo anno.
Le più frequenti malattie sono la pleuritide, e le febbri periodiche e perniciose.
Si annoveravano nell'anno 1833 117 famiglie, e 438 anime.
La moda nel vestire è la generale del campidano d'Oristano (...).
Il consueto divertimento sono i balli all'armonia deis launeddas nei giorni festivi, e nel carnevale.
Il clima è caldo ed umido. Le pioggie sono frequentemente desiderate: rarissime volte nevica, e infuriano le tempeste. La nebbia crassa vi domina spessissimo con grave nocumento dei vegetabili e della sanità. L'aria è decisamente insalubre.
La superficie territoriale si calcola di otto miglia quadrate. Le terre sono molto adattate all'agricoltura, e specialmente alla vigna. Annualmente si suoi seminare starelli di grano 300 (litr. 14760), d'orzo 100 (litr. 4920), e di ceci 4 (litr. 196,80). In anni di ubertà il grano rende il decuplo, l'orzo il ventuplo, e maggiore sarebbe il frutto, se il contadino conoscesse meglio il suo mestiere.
La dotazione del monte di soccorso era fissata a starelli di grano 610 (litr. 30012), e a lire sarde 759.5 (lire nuove 1457.73). Nello stato del 1833 il fondo granatico sommava a starelli 510, il nummario a lire sarde 122.12.4.
Nulla coltivasi di erbe e piante ortensi: e di lino se ne può raccogliere circa 200 libbre (chil. 81,20).
La vite fruttifica assai. Le uve bianche son grosse, e assai gustose, se si mangino fresche, ottime se siano appassite. I vini sono di tre qualità: bianco comune, vernaccia, e vino nero. La quantità del nero e bianco comune suol essere di 400 botti (litri 200,000), della vernaccia botti 20 (litr. 20,000). Se ne fa commercio con Oristano, e coi paesi d'intorno: non più d'un decimo si brucia per acquavite. Le piante fruttifere, ficaje, pruni, peri, melograni ecc., non son più di 2000.
I possessi, cinti tutti con fichi d'India, non occupano che una quarta di tutto il territorio. Vi si fa seminagione, e vi si tiene a pascolo il bestiame alternativamente. Questo consiste principalmente nei buoi che servono all'agricoltura. I giumenti che si hanno per la macinazione sono 100 in circa, i cavalli 40, i majali pochissimi.
Nelle siepi delle vigne e dei chiusi abbondano i conigli, ed è questa l'unica caccia che si pratichi.
Mancano in questo territorio le roccie onde tagliarsi le pietre per la costruzione delle case, epperciò queste sono in gran parte costrutte di mattoni crudi d'argilla grossolana, come negli altri paesi del campidano, che sono distanti un poco dai monti.
Viene dentro questo territorio un fiume, e in esso stendendo il suo letto forma una palude lunga e larga due terzi di miglio, poi ristringendosi continua il corso verso Riòla. Sono nella palude piccoli muggini, nel fiume anguille, nessuno però attende alla pesca, perché riservata all'appaltatore delle peschiere di Pontis, che vi manda le sue barche. Vi sono nel fiume e palude molte specie di uccelli acquatici. Per l'origine di questo fiume vedi Riola.
II comune è compreso nella signoria utile del marchesato di Arcais. Per le prestazioni vedi l'articolo Campidano d'Oristano. La curia per l'amministrazione della giustizia risiede in Cabras.
 
Fonte: G. Casalis, Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, La Sardegna paese per paese, Cagliari, Società Editrice l'Unione Sarda, 2004.